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La relazione tra rete elettrica e biodiversità è molto articolata e varia in funzione della fase di vita delle linee (in costruzione o già esistente) e del tipo di territorio che attraversano.
A seconda dei casi, le linee elettriche possono infatti rappresentare un rischio di collisione per l’avifauna o di incendio per la vegetazione circostante ma anche un’opportunità, soprattutto nelle zone a coltura intensiva, di concentrazione di biodiversità.

L’attenzione alla biodiversità è particolarmente alta quando le linee attraversano aree protette.

Considerate tutte le tipologie di aree protette definite dal Legislatore (parchi nazionali e regionali, riserve nazionali e regionali, SIC - Siti di Interesse Comunitario, ZPS - Zone di Protezione Speciale, che nel complesso coprono oltre il 20% del territorio italiano) ed eliminate le sovrapposizioni, il 10% della rete elettrica di Terna (circa 6.024 km) risulta attraversare un’area protetta per tratti di entità variabile da poche centinaia di metri ad alcune decine di chilometri.

Linee d'azione

L’impegno di Terna per la tutela della biodiversità si articola in tre linee d'azione:

L’esigenza di preservare la biodiversità adottando la citata gerarchia della mitigazione è considerata fin dagli inizi della pianificazione. La prevenzione degli impatti negativi si basa innanzitutto sul pieno rispetto delle norme a tutela della biodiversità. Rilevano in tal senso:

- la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), introdotta dalla Direttiva comunitaria 2001/42/CE e recepita dalla Parte II del D.lgs. 152/2006. Intervenendo a monte delle scelte di pianificazione con l’obiettivo “di contribuire all’integrazione degli aspetti ambientali all’atto dell’elaborazione di piani e programmi", rappresenta per Terna uno strumento atto a promuovere uno sviluppo della rete elettrica sostenibile e compatibile con l’ambiente, condiviso con i Ministeri e le Amministrazioni territoriali;

- la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Rappresenta un altro gradino di tutela sia in fase preventiva sia nella predisposizione delle misure di mitigazione o monitoraggio necessarie. Sono infatti gli stessi enti a verificare poi la corretta realizzazione del progetto e ne monitorano l’ottemperanza alle prescrizioni, garantendo così la massima tutela e attenzione per l'ambiente;

- l’attuazione delle Direttive europee “Habitat” (92/43/CEE) ed “Uccelli” (79/409/CEE). In conformità con le “Linee guida per la gestione dei siti Natura 2000” emanate dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, Terna sottopone i propri interventi a Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) al fine di indentificare, analizzare e mitigare possibili interferenze con gli ecosistemi circostanti.

Al rispetto delle normative nazionali e comunitarie si aggiungono iniziative volontarie supplementari implementate da Terna per garantire il massimo grado di tutela della biodiversità. Rientrano in quest’ambito:

- la partnership strategica tra Terna e il WWF, che prevede l’integrazione dei criteri della strategia di conservazione del WWF nella pianificazione delle nuove linee;

- l’utilizzo da parte di Terna di criteri di selezione dei territori più adatti ad ospitare le infrastrutture, detti criteri localizzativi ERPA (Esclusione, Repulsione, Problematicità, Attrazione). Seguendo questi ultimi, il territorio viene caratterizzato in base a criteri che ne esprimono la maggiore o minore idoneità a ospitare le infrastrutture elettriche. Mediante ricorso alla tecnologia GIS (Geographic Information System) vengono considerati in maniera integrata le informazioni sull’uso del suolo e i vincoli di tutela (territoriale, naturalistica, culturale, paesaggistica, etc.), in modo da individuare ipotesi localizzative sostenibili per gli interventi di sviluppo della RTN.

Questo approccio consente di limitare al minimo indispensabile le operazioni in aree di particolare interesse o pregio (come le aree protette o i siti World Heritage) e in generale di minimizzare gli impatti su ambiente e biodiversità.
Inoltre procedure interne prevedono che la soluzione preferenziale venga individuata sulla base di accurate indagini e studi ambientali (a titolo esemplificativo: indagini geologiche e archeologiche, valutazione habitat e specie di cui alle liste IUCN). Ogni opera è seguita da un team multidisciplinare di professionisti interni con l’obiettivo di ottimizzare le scelte tecniche e mitigare l’impatto delle infrastrutture sull’ambiente circostante.

Per quanto riguarda la fase di costruzione delle opere, l’impatto sulla biodiversità è legato alle attività di cantiere, in particolare all’apertura di passaggi per arrivare a erigere i tralicci, all’escavazione del suolo e alla rimozione di materiali residui. Anche in questo caso, le attività vengono eseguite nel pieno rispetto delle norme di tutela ambientale e delle eventuali prescrizioni, prevedendo inoltre di adottare le migliori soluzioni per contenere gli effetti sulla biodiversità e monitorandone l’efficacia nel tempo.
Terna gestisce gli impatti dei propri cantieri sull’ambiente attraverso un’apposita istruzione operativa che affida verifiche e controlli a un referente ambientale qualificato con compiti di vigilanza anche sulle attività svolte dagli appaltatori.

In merito al rapporto tra linee esistenti e biodiversità, le principali linee d’azione riguardano:

- lo studio dell’interazione tra linee elettriche e avifauna. Sin dal 2008, con un accordo siglato con la Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU), partner di Birdlife International, Terna ha avviato un programma di valutazione scientifica dell’effettiva rilevanza delle collisioni di uccelli con le linee di trasmissione, al fine di identificare le condizioni ambientali che influiscono sul rischio di collisione e predisporre le opportune misure di mitigazione. Inoltre da più di 20 anni Terna si avvale di ornitologi esterni di fama mondiale.

- l’installazione di vari tipi di dissuasori, dispositivi che con il loro colore e ingombro, nonché grazie al rumore generato quando investiti dal vento, rendono più visibile la fune di guardia;

- l’esecuzione del taglio piante. Questa attività, necessaria per garantire che non avvenga un contatto tra le piante e i conduttori, con conseguenti problemi sia al servizio elettrico sia, potenzialmente, alla biodiversità (incendi), richiede grande attenzione all’ambiente nella sua esecuzione. Terna adotta severi criteri di qualificazione dei fornitori e ha avviato lo studio di sistemi alternativi, quali la piantumazione di specie vegetali a crescita differenziata, in modo da garantire la sicurezza senza dover ricorrere alla potatura delle piante.

Terna, anche in partnership con associazioni ambientaliste, realizza da tempo progetti finalizzati ad un uso alternativo delle linee elettriche. Il più importante, realizzato in collaborazione con Ornis italica, è Nidi sui tralicci e consiste nel posizionamento di cassette per la nidificazione cui fa seguito un monitoraggio annuale sulle specie occupanti e sugli esiti della loro stagione riproduttiva. Il progetto interessa molte specie, tra le quali: gheppio, falco pellegrino, assiolo, cuculo, ghiandaia marina, chirottero, cicogna.
Sin dall’inizio questi nidi artificiali hanno attratto diversi uccelli, in particolare rapaci la cui presenza è aumentata considerevolmente.

Tramite l’inanellamento dei volatili, i ricercatori di Ornis italica hanno scoperto che le coppie di gheppi hanno la tendenza, di anno in anno, a ritornare nello stesso nido. Ad ogni stagione riproduttiva, a partire dalla metà di marzo fino a inizio luglio, viene condotto il monitoraggio delle cassette montate sui tralicci per accertarne l’occupazione e per la raccolta dei dati riproduttivi quali dimensione della covata e data presunta di deposizione.
Avviato nel 2015, è tuttora in corso il censimento GIS (localizzazione attraverso coordinate geografiche) dei nidi installati che a oggi ne ha registrati 384.

Nidi georeferenziati al 31.12.2017
Ubicazione
Nidi
Specie interessate[1]
numero nidi
di cui in aree protette
Abruzzo 30 0 Gheppio
Calabria 30 23 Gheppio
Campania 1 0
Emilia-Romagna 95 31 Gheppio, assiolo, cuculo, ghiandaia marina
Lazio 47 14 Gheppio, assiolo, ghiandaia marina
Lombardia 15 0
Piemonte 54 25 Ghiandaia marina
Puglia 72 0
Sicilia 30 10
Totale 384 104

(1)Le specie interessate sono individuate dalla tipologia di nido installato e dal successivo monitoraggio. Non si esclude, in ogni caso che i nidi possano essere utilizzati anche da altre specie non censite.

Completa questa attività il progetto Birdcam che prevede l’installazione di telecamere sui nidi artificiali per seguire on-line, sul sito www.birdcam.it,  il periodo riproduttivo dei volatili.

La ghiandaia marina

I nidi artificiali sui tralicci aiutano questa specie migratoria protetta.



La coincidenza del tracciato di una linea elettrica di Terna con la rotta migratoria della ghiandaia marina, un piccolo uccello proveniente dall’Africa, ha suscitato l’interesse dei ricercatori di Ornis italica - l’associazione scientifica con cui Terna collabora da anni per i progetti “Nidi sui tralicci” e “Birdcam” - che nel 2009 hanno deciso di installarvi qualche nido di prova.

Favorito anche dalla localizzazione della linea in un habitat incontaminato a coltura biologica, l’esperimento di ripopolamento di questa specie, decimata dall’uso intensivo di pesticidi artificiali che elimina i piccoli insetti di cui si nutre, è subito riuscito.

Con una occupazione dei nidi - ormai circa 50 - che sfiora il 100% e una media di cinque uova a covata, la popolazione in transito nelle nostre regioni aumenta di oltre il 10% a stagione riproduttiva. Grazie agli inanellamenti effettuati sui piccoli nati nel 2009, si è avuta quest’anno la conferma del loro ritorno allo stesso nido: un dato straordinario se si considerano le migliaia di chilometri che questi uccelli percorrono nella loro migrazione annuale.

I nostri case study

La cicogna bianca

La cicogna bianca (Ciconia ciconia) è una specie migratrice con una distribuzione euro-centro-asiatica mediterranea: nidifica infatti in Europa (Italia, Francia, Austria e Svizzera), in Asia Minore (Turchia) e nel Nord Africa e passa l’inverno a Sud del deserto del Sahara.

In Italia la presenza della cicogna è documentata sin dai tempi dell’impero romano per poi declinare a partire dal XVI secolo fino alla totale scomparsa un secolo più tardi.
Il ritorno spontaneo della cicogna in Italia -dapprima con semplici passaggi primaverili e autunnali e poi con soste in concomitanza con la stagione riproduttiva- è iniziato negli anni Cinquanta e da allora ha registrato un lento ma costante incremento di presenze, fino ad arrivare alle 160 coppie censite nel 2005, anno in cui ci sono state nidificazioni in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia, Emilia-Romagna, Toscana, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna con una concentrazione pari al 14% della popolazione totale nella Piana di Gela, in Sicilia.

Durante le migrazioni la cicogna è una specie gregaria e forma grandi stormi, ma nella fase riproduttiva ha un comportamento territoriale: coppie solitarie, o localmente raggruppate, costruiscono i loro nidi su alberi, edifici, tralicci o altre strutture artificiali.
In Toscana, la prima nidificazione spontanea risale al 2005, quando una coppia costituita da una femmina proveniente dal Centro Carapax di Massa Marittima (GR) e da un maschio selvatico si è insediata su un traliccio a Fucecchio (FI), riproducendosi con successo anche negli anni successivi.

Dal 2013, a Prato, una coppia di cicogne ha scelto un nostro traliccio per nidificare e riprodursi e, grazie alla segnalazione dei volontari del locale Centro di Scienze Naturali, è stata avviata una collaborazione con Terna.
Grazie alla webcam posta a ridosso del nido è possibile seguire tutte le fasi della stagione riproduttiva, dalla deposizione uova alla cova fino alla loro schiusa e all’involo dei nuovi nati.
La presenza di questo nido di cicogne ha avviato un programma di educazione ambientale destinato agli alunni delle scuole pratesi che, già lo scorso anno, hanno scelto i nomi di “Nuvola” e “Tuono” facendone poi i soggetti dei loro disegni e foto per partecipare al concorso “Tralicci, alberi artificiali e biodiversità”.

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Biodiversità e linee elettriche

Il VI Salone della CSR “Dal dire al fare” ha fatto da cornice al seminario “Biodiversità e linee elettriche, una convivenza possibile”, organizzato da Terna per fare un punto della situazione sulle grandi sfide della conservazione della natura e sui risultati, in taluni casi straordinari, del suo progetto “Nidi sui tralicci”.

Al seminario hanno partecipato tra gli altri:

Alberto Marchi ha presentato “The next environmental issue for business”, la ricerca di McKinsey&Company condotta su oltre 1.500 executive delle principali società mondiali per capire quali sono le maggiori preoccupazioni in tema di Sostenibilità ambientale e misurarne l’impatto sulla reputazione di un’impresa. Accanto a temi consolidati come il cambiamento climatico, la gestione della risorsa acqua e dei rifiuti, è emerso che il 9% dei top manager intervistati considera una priorità aziendale la tutela della biodiversità e che il 60% circa del campione la considera un’opportunità.

Più in generale, oltre il 50% delle aziende interpellate considera la salvaguardia della biodiversità una leva competitiva e di marketing e per il 52% la comunicazione delle azioni a tutela dell’ambiente è elemento distintivo delle attività aziendali.
Francesco Petretti ha indicato nella degradazione e nella trasformazione degli ecosistemi, insieme ai cambiamenti climatici, la principale minaccia al futuro della biodiversità evidenziando come le strategie tradizionali di conservazione basate sull’istituzione di aree protette non sono sufficienti a scongiurare fenomeni di estinzione a livello locale ma anche globale.

Le strategie di conservazione devono ormai agire al di fuori delle aree protette attraverso interventi che assicurino il mantenimento di biodiversità anche in ambienti “disturbati”.
La sfida del prossimo decennio potrà essere vinta riducendo l’impronta ecologica delle attività umane, proteggendo gli eco-sistemi e la loro vitalità e riqualificando su scala piccola, medio e grande gli habitat degradati.

Limitando il tema all’avifauna, la scarsità di siti adatti alla nidificazione naturale e i rischi di predazione della prole indicano nell’installazione di nidi artificiali e nel loro monitoraggio l’azione corretta per tutelare la biodiversità.
I progetti “Nidi sui tralicci” e “Birdcam” realizzati da Terna in collaborazione con l’associazione scientifica Ornis italica vanno proprio in questa direzione poiché sfruttano la naturale propensione di alcune specie di uccelli, soprattutto rapaci, di utilizzare i tralicci come torri di avvistamento e luogo per nidificare.

Dagli oltre 500 nidi artificiali installati in Toscana, Lazio, Umbria, Emilia-Romagna e Lombardia si involano ogni anno oltre 1.000 nuovi nati, la maggior parte dei quali sono gheppi anche se non mancano gli assioli, i falchi pellegrini, gli allocchi, le taccole e, da qualche anno, le ghiandaie marine.

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