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La relazione tra rete elettrica e biodiversità è molto articolata e varia in funzione della fase di vita delle linee (in costruzione o già esistente) e del tipo di territorio che attraversano.
A seconda dei casi, le linee elettriche possono infatti rappresentare un rischio di collisione per l’avifauna o di incendio per la vegetazione circostante ma anche un’opportunità, soprattutto nelle zone a coltura intensiva, di concentrazione di biodiversità.

L’impegno di Terna per la tutela della biodiversità si articola in tre direzioni:

  • Progettazione e realizzazione delle linee elettriche
  • Mitigazione dell’impatto delle linee esistenti
  • Utilizzi alternativi dei tralicci

L’attenzione alla biodiversità è particolarmente alta quando le linee attraversano aree protette.

Assiolo nato in un nido artificiale Terna

Considerate tutte le tipologie di aree protette definite dal Legislatore (parchi nazionali e regionali, riserve nazionali e regionali, SIC - Siti di Interesse Comunitario, ZPS - Zone di Protezione Speciale, che nel complesso coprono oltre il 20% del territorio italiano) ed eliminate le sovrapposizioni, il 10% della rete elettrica di Terna (circa 5.512 km) risulta attraversare un’area protetta per tratti di entità variabile da poche centinaia di metri ad alcune decine di chilometri.

  • Progettazione e realizzazione delle linee elettriche

    L'approccio di Terna alla tutela della biodiversità è innanzitutto di tipo preventivo. Questo significa che, nella realizzazione di nuovi elettrodotti, l’esigenza di preservare la biodiversità è considerata fin dalle prime fasi della pianificazione. Contribuisce a questo l’accordo con il WWF - rinnovato a giugno 2016 per ulteriori 3 anni - che prevede l’integrazione di criteri ambientali coerenti con la strategia di conservazione messi a punto dal WWF nel processo di pianificazione delle nuove linee da costruire.

    Nella fase di costruzione di nuove linee, l’impatto sulla biodiversità è legato invece alle attività di cantiere, in particolare all’apertura di passaggi per arrivare a erigere i tralicci, all’escavazione del suolo e alla rimozione di materiali residui. Queste attività vengono eseguite nel pieno rispetto delle norme di tutela ambientale e delle eventuali prescrizioni. Sempre in fase di costruzione, vengono realizzati interventi di ripristino e mitigazione secondo rigorosi criteri di inserimento ambientale.

  • Mitigazione dell’impatto delle linee esistenti

    Terna è consapevole del fatto che la presenza di linee elettriche può costituire un rischio, in particolare per gli uccelli. Le linee ad alta tensione di Terna possono essere pericolose in particolare per il rischio di collisione, non per quello di elettrocuzione, legato allo spazio ridotto tra i conduttori che caratterizza le linee a bassa e media tensione.

    In accordo con LIPU – Lega Italiana Protezione Uccelli, partner di Birdlife International, Terna ha impostato su base scientifica l’analisi dell’interazione tra linee elettriche ed avifauna, per identificare le condizioni ambientali che accrescono o diminuiscono il rischio di collisione e identificare le più opportune misure di mitigazione.

    Tra queste sono già da tempo sperimentati i dissuasori, dispositivi che con il loro ingombro e il rumore che generano quando sono investiti dal vento, rendono le linee elettriche più facilmente percettibili dagli uccelli in volo. 

    A fine 2016 i dissuasori installati erano in totale 14.472.

  • Utilizzi alternativi dei tralicci

    Terna è impegnata da tempo anche nella sperimentazione di usi alternativi delle linee elettriche a vantaggio della biodiversità. Il più significativo dei quali è costituito dal posizionamento sui tralicci di cassette per la nidificazione dei rapaci.
    Numerosi studi hanno messo in luce come le linee elettriche costituiscano punti di osservazione per l’attività di caccia degli uccelli rapaci, che si posano sui sostegni per via della loro altezza e anche della protezione che offrono dai predatori.

    Anche nel 2016 Terna ha mantenuto il supporto all’iniziativa “nidi sui tralicci” in collaborazione con l’associazione ornitologica Ornis italica, che nel corso degli anni ha consentito l’installazione di oltre 500 cassette adatte alla nidificazione dell’avifauna. Tra le principali specie che hanno occupato le cassette nido si segnalano i gheppi, una specie di falchi di piccole dimensioni che si sono adattati a vivere in ambienti antropizzati, gli assioli e le ghiandaie marine.

  • Nidi sui tralicci
  • Accordo con LIPU
  • Accordo con WWF
  • Case study: biodiversità e linee elettriche
  • Case study: la ghiandaia marina
  • Case study: la cicogna bianca

In questa sezione è descritta la collaborazione pluriennale di Terna con Ornis italica, un'associazione scientifica focalizzata sull'avifauna i cui volontari seguono il progetto "nidi sui tralicci". 

Nido artificiale su un traliccio Terna

Le linee elettriche possono contribuire positivamente alla biodiversità. Sui tralicci di Terna, grazie

all’accordo di collaborazione scientifica con l’associazione ornitologica

Ornis italica

, sono state posizionate nel tempo oltre 500 cassette adatte alla nidificazione degli uccelli (oltre 300 cassette nido nel Lazio, 120 in Emilia Romagna, 80 in Lombardia, 30 in Puglia e 14 in Umbria).

 

Sin dall’inizio questi nidi artificiali hanno attratto diversi uccelli, in particolare rapaci la cui presenza è aumentata considerevolmente: le ispezioni periodiche hanno infatti riscontrato che

il 94% delle cassette è occupato da coppie di gheppi

, una specie di falchi di piccole dimensioni abituati a vivere in ambienti antropizzati.

 

I gheppi non costruiscono i propri nidi ma occupano quelli di altre specie: le cassette allestite e collocate sui tralicci hanno quindi rappresentato un’attraente opportunità di nidificazione. Ogni anno oltre un migliaio di giovani gheppi prendono il volo dalle cassette sui tralicci.

 

 

Tramite l’inanellamento dei volatili, i ricercatori di Ornis italica hanno scoperto che le coppie di gheppi hanno la tendenza, di anno in anno, a ritornare nello stesso nido. Ad ogni stagione riproduttiva, a partire dalla metà di marzo fino a inizio luglio, viene condotto il monitoraggio delle cassette montate sui tralicci per accertarne l’occupazione e per la raccolta dei dati riproduttivi quali dimensione della covata e data presunta di deposizione.

 

 

Avviato nel 2015, è tuttora in corso il

censimento GIS (localizzazione attraverso coordinate geografiche) dei nidi installati che a oggi ne ha registrati 266.

 


NIDI GEOREFERENZIATI al 31.12.2016

 

Ubicazione

Nidi

Specie interessate[1]

Numero Nidi

Di cui in Aree Protette

Abruzzo

30

0

Gheppio

Calabria

30

23

Gheppio

Campania

1

0

 

Emilia-Romagna

59

26

Gheppio; assiolo, cuculo, ghiandaia marina

Lazio

47

14

Gheppio, assiolo, ghiandaia marina

Lombardia

15

0

 

Piemonte

54

25

Ghiandaia marina

Sicilia

30

10

 

Totale complessivo

266

88

 



[1] Le specie interessate sono individuate dalla tipologia di nido installato e dal successivo monitoraggio. Non si esclude, in ogni caso che i nidi possano essere utilizzati anche da altre specie non censite. 

 

Completa questa attività il progetto Birdcam che prevede l’installazione di telecamere sui nidi artificiali per seguire on-line, sul sito www.birdcam.it e sul sito di Terna, il periodo riproduttivo dei volatili. 

In questa sezione vengono riportate le diverse aree di test, individuate di Terna in collaborazione con LIPU, per approfondire gli effetti dell’interazione tra linee elettriche ad alta tensione e avifauna.

Esemplare di gheppio che nidifica nei nidi artificiali Terna

A dicembre 2008 Terna ha siglato un accordo con LIPU - Lega Italiana Protezione Uccelli, partner per l'Italia di BirdLife International con l’obiettivo di approfondire la tematica dell’interazione tra le linee elettriche ad alta tensione e l’avifauna e verificare il reale impatto che la Rete di Trasmissione Nazionale può esercitare nei confronti di uccelli migratori o stanziali, anche per poter studiare eventuali azioni di mitigazione.

Sono state individuate sette aree test in tutto il territorio nazionale. Ognuna di esse è interessata dalla presenza di linee e dalla migrazione, dalla sosta o dalla riproduzione degli uccelli. Più precisamente queste aree, classificate come ZPS - Zone Protezione Speciale e IBA - Important Bird Areas, sono: 

  • il Parco Nazionale del Gran Paradiso;
  • il Parco Nazionale dello Stelvio;
  • il Carso Triestino;
  • le Valli di Comacchio;
  • i Monti della Tolfa;
  • lo Stretto di Messina;
  • la Riserva Naturale Lago di Montepulciano, gestita direttamente da LIPU.

Dopo un monitoraggio durato 16 mesi, lo studio ha mostrato valori di collisione bassi in quattro delle sette aree di studio: Parco Nazionale del Gran Paradiso, Carso Triestino, Monti della Tolfa e Parco Nazionale dello Stelvio. In queste ultime due zone, in particolare, non è stato ritrovato alcun reperto nel corso dei rilevamenti condotti mensilmente nell’arco dell’anno.

Bassi livelli di collisione si sono registrati nella zona dello Stretto di Messina, dove si concentrano migliaia di uccelli in migrazione: questo fatto, insieme con le condizioni ambientali (vegetazione fitta) e meteorologiche (nebbia e vento) riscontrate, impone l’adozione di un protocollo sperimentale più specifico. 

Per quanto riguarda le aree del Mezzano e del Lago di Montepulciano, umide e caratterizzate da un intenso traffico aviario, i dati dimostrano l’esistenza di un rischio di collisione (si stimano rispettivamente 1,1 e 3,4 uccelli collisi per kilometro di linea/anno) che suggeriscono la necessità di un supplemento di osservazioni, anche con nuovi approcci sperimentali, per una corretta valutazione del rischio e l’individuazione di eventuali misure di mitigazione.
Per lo studio condotto sullo Stretto di Messina è emersa la necessità di un monitoraggio più approfondito e con l’ausilio di appropriata tecnologia, come l’uso di radar. 

Coerentemente con le “Linee Guida per la mitigazione dell’impatto delle linee elettriche sull’avifauna” definite dal Ministero dell’Ambiente, lo studio condotto da Terna e LIPU, presentato a Budapest nell’aprile 2011 durante il convegno organizzato da Birdlife International “Power Lines and Bird Mortality in Europe”, intende fornire un valido contributo nell’individuazione di interventi idonei a mitigare il reale impatto delle linee ad alta tensione sull’avifauna.

In questa sezione sono illustrati gli obiettivi e le aree di intervento dell'accordo di partnership strategica tra Terna e il WWF del 2009 e rinnovato a luglio 2013 e a giugno 2016, finalizzato a uno sviluppo sostenibile della rete elettrica.

A gennaio 2009 Terna e WWF hanno sottoscritto un accordo di partnership strategica triennale finalizzato a uno sviluppo sostenibile della rete elettrica. Duplice il focus: riduzione dell'impatto ambientale delle grandi linee elettriche di trasmissione; tutela della biodiversità.

L'accordo, il primo del genere siglato dal WWF con un'azienda leader nelle grandi infrastrutture del Paese, punta a integrare i criteri ambientali nella fase di pianificazione dello sviluppo della rete elettrica e a armonizzare tale attività con la strategia di conservazione promossa dall'organizzazione per la conservazione della natura.

Inoltre, l'accordo prevede l'intervento in tre aree protette, con obiettivi distinti in base al progetto:

  • Oasi WWF Padule - Orti Bottagone: migliorare il sistema di monitoraggio delle specie
  • Oasi WWF Stagni di Focognano: mitigare l'impatto sull'avifauna
  • Oasi WWF Torre Salsa: migliorare la fruibilità della zona.

A luglio 2013 Terna e WWF hanno rinnovato la loro partnership strategica. Tra le novità dell'accordo: la realizzazione di uno studio ambientale sui cavi marini, per valutare la compatibilità delle infrastrutture lineari marine con gli ecosistemi di mare e di costa, con riferimento alle distese di Posidonia; la costituzione di un tavolo di confronto per la pianificazione sostenibile delle linee elettriche e la predisposizione di un piano di azioni concrete per ridurre le interferenze delle reti elettriche sulla biodiversità.

OASI WWF PADULE ORTI BOTTAGONE

Nella riserva naturale Oasi WWF Padule Orti Bottagone, localizzata nei pressi di Piombino (LI), a ridosso di una centrale termoelettrica, gli interventi di Terna, ultimati a inizio estate 2011, hanno portato a:

  • migliorare le potenzialità naturalistiche dell'area, monitorandone flora e fauna;
  • potenziare le infrastrutture dedicate alla gestione e al supporto logistico per le visite.

Nel fare questo, Terna è consapevole di operare in un contesto fortemente antropizzato e dalla forte e variegata identità naturalistica: da alcuni anni, l'azienda è attivamente impegnata nel mitigare gli impatti della propria attività, proponendo progetti di miglioramento ambientale.

OASI WWF STAGNI DI FOCOGNANO

L'area naturale protetta di interesse locale Oasi WWF Stagni di Focognano sorge in provincia di Firenze, nelle immediate vicinanze dell'autostrada A1 e di una discarica con relativo impianto di compostaggio.

Terna ha ridotto gli impatti delle due linee elettriche ad alta tensione che attraversano la zona e rappresentano quindi un potenziale elemento di disturbo per l'avifauna.

Per minimizzare il rischio di collisione dei volatili con i conduttori o i sostegni, Terna ha installato spire anticollisione sulle funi di guardia e ha avviato un programma di monitoraggio che prevede l'installazione di nidi artificiali e di webcam per avere informazioni sempre più complete sugli uccelli che frequentano l'Oasi.

OASI WWF TORRE SALSA

Nella riserva naturale orientata Oasi WWF Torre Salsa, in provincia di Agrigento, il progetto di Terna è finalizzato al miglioramento delle strutture per:

  • turismo naturalistico;
  • attività didattiche;
  • ricerca scientifica.

Terna vuole ripristinare alcune condizioni di alterazioni puntuali, moderando gli impatti antropici. Questo obiettivo passa attraverso:

  • il rifacimento della recinzione e delle sistemazioni esterne;
  • l'installazione di telecamere a circuito chiuso;
  • la progettazione di una tensostruttura e di un punto panoramico per l'osservazione e lo studio dell'avifauna.
PARCO NAZIONALE DEL GRAN SASSO

Nel corso del 2012 è proseguita la collaborazione tra Terna e WWF Italia per realizzare progetti nelle aree prioritarie di Conservazione Ecoregionale (ERC)  e si è concretizzata in un intervento di ripristino vegetazionale nel Parco Nazionale del Gran Sasso, in Abruzzo.

In particolare, il passaggio della nuova linea Bolognano - Bussi in prossimità delle Gole di Popoli, una zona caratterizzata da pendenze elevate in condizioni di grave rischio di dissesto idrogeologico, ha creato le premesse per un’azione di ricostituzione della copertura vegetazionale nelle aree interessate dall’escavazione e dal posizionamento di otto tralicci per la trasmissione dell’energia elettrica.

PARCO NAZIONALE DEL POLLINO

Questo progetto, realizzato nel Parco del Pollino e presentato a Civita (CS) a dicembre 2013, è l'ultimo previsto dal primo accordo di partnership tra Terna e WWF.

Si tratta di un'iniziativa dedicata al monitoraggio e alla conservazione dei rapaci: nibbi, grifoni, falchi, cicogne e gufi per studiarli, sorvegliarli e proteggerli da ogni fattore di minaccia, in primis il bracconaggio e il disturbo dei siti riproduttivi.

Il progetto mira anche a favorire l’arrivo e la sosta di nuovi esemplari a vantaggio della ricchezza di biodiversità del Parco attraverso un punto di alimentazione artificiale, già presente nell’area ma inattivo per mancanza di risorse, la cui struttura è stata recuperata, adeguata e riattivata a favore dei grifoni, ma anche dei capovaccai, nibbi reali, aquile reali che vi troveranno il cibo di cui hanno bisogno.

In questa sezione sono illustrati i contenuti del seminario organizzato da Terna nell'ambito dell'edizione 2010 del Salone della CSR "Dal dire al fare" ospitato dall'Università Bocconi.

HIGHLIGHTS

  • A sorpresa le infrastrutture di rete elettrica possono accogliere la biodiversità
  • La rinaturalizzazione di manufatti industriali è la nuova frontiera dell’ambientalismo responsabile
  • La tutela della biodiversità contribuisce alla creazione della reputation delle aziende.

Il VI Salone della CSR “Dal dire al fare” ha fatto da cornice al seminario “Biodiversità e linee elettriche, una convivenza possibile”, organizzato da Terna per fare un punto della situazione sulle grandi sfide della conservazione della natura e sui risultati, in taluni casi straordinari, del suo progetto “Nidi sui tralicci”.

Al seminario hanno partecipato tra gli altri:

Coppia di gheppi in un nido artificiale Terna

Alberto Marchi ha presentato “The next environmental issue for business”, la ricerca di McKinsey&Company condotta su oltre 1.500 executive delle principali società mondiali per capire quali sono le maggiori preoccupazioni in tema di Sostenibilità ambientale e misurarne l’impatto sulla reputazione di un’impresa. Accanto a temi consolidati come il cambiamento climatico, la gestione della risorsa acqua e dei rifiuti, è emerso che il 9% dei top manager intervistati considera una priorità aziendale la tutela della biodiversità e che il 60% circa del campione la considera un’opportunità.

Più in generale, oltre il 50% delle aziende interpellate considera la salvaguardia della biodiversità una leva competitiva e di marketing e per il 52% la comunicazione delle azioni a tutela dell’ambiente è elemento distintivo delle attività aziendali.


Francesco Petretti  ha indicato nella degradazione e nella trasformazione degli ecosistemi, insieme ai cambiamenti climatici, la principale minaccia al futuro della biodiversità evidenziando come le strategie tradizionali di conservazione basate sull’istituzione di aree protette non sono sufficienti a scongiurare fenomeni di estinzione a livello locale ma anche globale.


Le strategie di conservazione devono ormai agire al di fuori delle aree protette attraverso interventi che assicurino il mantenimento di biodiversità anche in ambienti “disturbati”.


La sfida del prossimo decennio potrà essere vinta riducendo l’impronta ecologica delle attività umane, proteggendo gli eco-sistemi e la loro vitalità e riqualificando su scala piccola, medio e grande gli habitat degradati.


Limitando il tema all’avifauna, la scarsità di siti adatti alla nidificazione naturale e i rischi di predazione della prole indicano nell’installazione di nidi artificiali e nel loro monitoraggio l’azione corretta per tutelare la biodiversità.


I progetti “Nidi sui tralicci” e “Birdcam” realizzati da Terna in collaborazione con l’associazione scientifica Ornis italica vanno proprio in questa direzione poiché sfruttano la naturale propensione di alcune specie di uccelli, soprattutto rapaci, di utilizzare i tralicci come torri di avvistamento e luogo per nidificare.


Dagli oltre 500 nidi artificiali installati in Toscana, Lazio, Umbria, Emilia-Romagna e Lombardia si involano ogni anno oltre 1.000 nuovi nati, la maggior parte dei quali sono gheppi anche se non mancano gli assioli, i falchi pellegrini, gli allocchi, le taccole e, da qualche anno, le ghiandaie marine.

In questa sezione sono illustrati i risultati del progetto di ripopolamento nell'Alto Lazio della specie protetta della ghiandaia marina, realizzato in collaborazione con l'associazione scientifica Ornis italica.

I nidi artificiali sui tralicci aiutano questa specie migratoria protetta.

Ghiandaia marina nata in un nido artificiale Terna

HIGHLIGHTS

  • I nidi di Terna ideali e sicuri per la riproduzione
  • Le webcam sui nidi offrono informazioni inedite sui comportamenti riproduttivi della specie 
  • L’inanellamento dei piccoli della prima stagione ha evidenziato successivi ritorni ai nidi

La coincidenza del tracciato di una linea elettrica di Terna con la rotta migratoria della ghiandaia marina, un piccolo uccello proveniente dall’Africa, ha suscitato l’interesse dei ricercatori di Ornis italica - l’associazione scientifica con cui Terna collabora da anni per i progetti “Nidi sui tralicci” e “Birdcam” - che nel 2009 hanno deciso di installarvi qualche nido di prova.

Favorito anche dalla localizzazione della linea in un habitat incontaminato a coltura biologica, l’esperimento di ripopolamento di questa specie, decimata dall’uso intensivo di pesticidi artificiali che elimina i piccoli insetti di cui si nutre, è subito riuscito.

Con una occupazione dei nidi - ormai circa 50 - che sfiora il 100% e una media di cinque uova a covata, la popolazione in transito nelle nostre regioni aumenta di oltre il 10% a stagione riproduttiva.

Grazie agli inanellamenti effettuati sui piccoli nati nel 2009, si è avuta quest’anno la conferma del loro ritorno allo stesso nido: un dato straordinario se si considerano le migliaia di chilometri che questi uccelli percorrono nella loro migrazione annuale.

A completamento di questo importante successo scientifico, da due anni Terna offre a tutti gli appassionati la possibilità di seguire, attraverso una webcam posta all’interno del nido, l’evoluzione della covata di una ghiandaia marina, dall’ingresso nel nido fino alla schiusa delle uova e alla cura dei piccoli (indicativamente nel mese di giugno).

Nel 2010 la webcam che ha seguito la vita di una nidiata di ghiandaia marina è stata inserita dal sito specializzato americano Earthcam nella “Winner of EarthCam’s Top 10 Cams”, la speciale classifica delle più belle webcam del mondo.

In questa sezione è illustrato il nuovo progetto di supporto al ripopolamento della specie protetta della cicogna bianca, realizzato in collaborazione con l’Associazione dei Volontari del Centro di Scienze Naturali di Prato (FI).

La cicogna bianca (Ciconia ciconia) è una specie migratrice con una distribuzione euro-centro-asiatica mediterranea: nidifica infatti in Europa (Italia, Francia, Austria e Svizzera), in Asia Minore (Turchia) e nel Nord Africa e passa l’inverno a Sud del deserto del Sahara.

In Italia la presenza della cicogna è documentata sin dai tempi dell’impero romano per poi declinare a partire dal XVI secolo fino alla totale scomparsa un secolo più tardi.

Il ritorno spontaneo della cicogna in Italia -dapprima con semplici passaggi primaverili e autunnali e poi con soste in concomitanza con la stagione riproduttiva- è iniziato negli anni Cinquanta e da allora ha registrato un lento ma costante incremento di presenze, fino ad arrivare alle 160 coppie censite nel 2005, anno in cui ci sono state nidificazioni in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia, Emilia-Romagna, Toscana, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna con una concentrazione pari al 14% della popolazione totale nella Piana di Gela, in Sicilia.

Durante le migrazioni la cicogna è una specie gregaria e forma grandi stormi, ma nella fase riproduttiva ha un comportamento territoriale: coppie solitarie, o localmente raggruppate, costruiscono i loro nidi su alberi, edifici, tralicci o altre strutture artificiali.

In Toscana, la prima nidificazione spontanea risale al 2005, quando una coppia costituita da una femmina proveniente dal Centro Carapax di Massa Marittima (GR) e da un maschio selvatico si è insediata su un traliccio a Fucecchio (FI), riproducendosi con successo anche negli anni successivi.

Dal 2013, a Prato, una coppia di cicogne ha scelto un nostro traliccio per nidificare e riprodursi e, grazie alla segnalazione dei volontari del locale Centro di Scienze Naturali, è stata avviata una collaborazione con Terna.

Grazie alla webcam posta a ridosso del nido è possibile seguire tutte le fasi della stagione riproduttiva, dalla deposizione uova alla cova fino alla loro schiusa e all’involo dei nuovi nati.

La presenza di questo nido di cicogne ha avviato un programma di educazione ambientale destinato agli alunni delle scuole pratesi che, già lo scorso anno, hanno scelto i nomi di “Nuvola” e “Tuono” facendone poi i soggetti dei loro disegni e foto per partecipare al concorso “Tralicci, alberi artificiali e biodiversità”.