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Sono titoli a cui non siamo molto abituati: "L'80% è a favore della nuova linea elettrica", "Coinvolgimento doppio e positivo tra Terna e i residenti", "I nuovi cavi ottengono l'approvazione per scongiurare il rischio black-out". La stampa locale cita le parole di un sindaco: "Finalmente è stato dato ascolto alle esigenze del territorio". Un altro aggiunge: "È una bella notizia, ringraziamo Terna per la sua scelta".
Un riscontro insolito per un paese in cui le infrastrutture energetiche sono generalmente contrastate dalla cosiddetta mentalità NIMBY, dall'acronimo inglese Not In My Back Yard (letteralmente, "non nel mio cortile"), in cui i gruppi locali ostili possono far ritardare di anni l'approvazione dei progetti. Volendo introdurre un neologismo per questo specifico caso, si potrebbe parlare di un "approccio SÌMBY", "Sì In My Back Yard". E, aspetto ancora più interessante, siamo a Cortina d'Ampezzo, la regina delle Dolomiti, incastonata come una perla nel cuore dello scenario mozzafiato che nel 2009 è stato riconosciuto patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO, che lo descrive come "uno dei più bei paesaggi montani al mondo".
Gli abitanti della valle dell'Alto Bellunese, tuttavia, ricordano bene cosa avvenne nel Natale del 2013. Durante la notte, la caduta di uno strato di 50 cm di neve pesante causò l’interruzione dell'unica linea elettrica di connessione alla rete nazionale. Quasi 60.000 utenti furono costretti a rimanere senza elettricità per la maggior parte della giornata, i cellulari non funzionavano e i turisti rimasero bloccati negli hotel con una valanga che ostruiva gli accessi stradali. Per alcune famiglie l'interruzione di energia elettrica si protrasse più a lungo, arrivando a tre o quattro giorni, poiché le linee vennero ripristinate progressivamente.

Perché il cambiamento climatico costituisce un rischio per le linee elettriche sulle Alpi?
Il 26 dicembre 2013, le Dolomiti sono state colpite da un'intensa bufera che ha depositato oltre mezzo metro di neve durante la notte.
Niente di nuovo per le Alpi, ovviamente. Tuttavia, il cambiamento climatico ha determinato un innalzamento delle temperature invernali e un intensificarsi delle precipitazioni, fattori per i quali le nevicate possono essere pesanti e "bagnate". In quell’occasione, uno spesso strato di neve accumulatosi attorno alle linee elettriche si è poi trasformato in ghiaccio, formando una sorta di guaina ghiacciata attorno ai cavi che ne ha causato la rottura per via del peso (la pioggia ghiacciata può avere gli stessi effetti). Anche gli alberi, appesantiti dalla neve, sono caduti sui cavi. Sia la rete Terna sia le linee a medio e basso voltaggio hanno subito ingenti danni.
Il black-out risultante ha paralizzato Cortina e il resto della valle proprio durante la stagione delle vacanze natalizie. Un mese più tardi, una nevicata simile, che causò un’interruzione di energia elettrica per 30.000 utenti nelle vallate vicine, è stata un'ulteriore riprova del fatto che l'evento di Cortina non era un caso isolato, quanto piuttosto la testimonianza di un cambiamento a lungo termine nei modelli climatici che rappresenta una sfida per tutti noi e per gli altri operatori di rete con infrastrutture in aree montuose o comunque remote.
Per saperne di più in merito al nostro impatto sul cambiamento climatico.
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Coinvolgere la comunità per risolvere il problema

Per fronteggiare la situazione avevamo bisogno di aggiungere una seconda linea elettrica a servizio di Cortina, con l'obiettivo di evitare il ripetersi delle interruzioni. La località turistica non può incappare in un altro episodio simile, tanto più perché si prepara a ospitare i Campionati mondiali di sci alpino del 2021. Non potevamo, pertanto, permetterci di subire ritardi a causa delle opposizioni a livello locale, e proprio per questo motivo abbiamo deciso di coinvolgere la comunità nel cercare una soluzione, guidati dal nostro approccio inclusivo al dialogo con gli stakeholder. Anziché presentare alla popolazione della vallata una proposta dettagliata e già definita, che avrebbe potuto essere accolta con ostilità, abbiamo deciso che sarebbe stato più efficace condividere il problema con i locali e discuterne in modo da trovare una soluzione reciprocamente vantaggiosa.

Timeline: approvazione di una nuova linea elettrica

Ottobre 2016
indagine telefonica ai residenti riguardo le aspettative e le preferenze in merito al coinvolgimento
Novembre 2016
1o incontro, aperto al pubblico, per presentare i progetti di sviluppo della rete
Gennaio 2017
2o incontro, aperto al pubblico, per definire i possibili percorsi della nuova linea elettrica
Gen-nov 2017
dialogo con le autorità locali e il Parco regionale delle Dolomiti per valutare le possibili soluzioni
Novembre 2017
3o incontro, aperto al pubblico, per proporre i cavi sotterranei, concordare i percorsi e la fattibilità
Giugno 2018
Terna ha inviato la richiesta di autorizzazione al MISE in merito alla "Riorganizzazione della rete di trasmissione nazionale nell'area dell'Alto Bellunese”
Prossime fasi: approvazione della sede di costruzione con i nuovi cavi, da attivare entro il 2021.

 

Cosa ne pensa la comunità locale?

il 93%
dei residenti ricorda le straordinarie nevicate del 2013-14
il 62%
è preoccupato che possano verificarsi di nuovo
il 62%
è convinto che la sicurezza della fornitura dipenda dal numero delle linee
l'81%
approva l'idea di costruire una seconda linea elettrica (Cortina-Auronzo)
il 59%
è desideroso di partecipare al processo decisionale (ad esempio con open day, conferenze...)
La soluzione: interrare i nuovi cavi

La comunità locale è stata chiara nell'osteggiare la proposta di una linea elettrica aerea. Come alternativa abbiamo quindi avanzato il progetto di costruire una linea elettrica sotterranea da 132 kilovolt (kV) su un percorso di 24 chilometri. I cavi andranno da Cortina alla nuova stazione di Auronzo di Cadore, quindi collegati alla rete nazionale da 220 kV. In questo modo, in caso di emergenza, l'area di Cortina disporrà di un collegamento di back-up con la rete. Oltre alla bellezza dell'area, i nostri ingegneri e la comunità locale avevano la necessità di considerare una moltitudine di fattori per arrivare alla soluzione adatta (approccio che adottiamo sempre per mitigare l'impatto della nostra infrastruttura) ad esempio, passare su suolo o strade di proprietà pubblica anziché privata; il problema dell’attraversamento di terreni fangosi e i corrispondenti rischi di smottamenti; il mantenimento di una distanza congrua dagli impianti di risalita. L'idea di usare i sentieri nei boschi e le strade di campagna è stata proposta dall'Ente del Parco Naturale delle Dolomiti d'Ampezzo.

Siamo molto soddisfatti perché il progetto presentato [alla fine] è il frutto di una stretta collaborazione tra Terna e le autorità locali. È stata una grande sfida in cui abbiamo ricoperto un ruolo cruciale, con l'obiettivo di scegliere la soluzione a minor impatto -in altre parole, cavi sotterranei- e che avrebbe arrecato il minor disturbo alle case, oltre a essere sostenibile dal punto di vista economico e concreto. Questo approccio al dialogo è diventato il "Modello Cortina": abbiamo iniziato con un foglio bianco e insieme abbiamo tracciato la strada da seguire.

Gianpietro Ghedina - Sindaco di Cortina d'Ampezzo

Pro e contro dell'interramento dei cavi rispetto alle linee aree

 Eliminazione dell'impatto visivo

 Gradimento da parte delle comunità locali

 Maggior impatto durante la costruzione, ad esempio sul traffico su strada

 Tempistiche di riparazione più lunghe, con ricadute sulla continuità del servizio

 Costi di costruzione più elevati (da 5 a 10 volte quelli richiesti dalle linee aeree)